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La necessità di rimuovere un tatuaggio è vecchia, probabilmente, come la pratica del tatuaggio stessa.
I primi tentativi di rimuovere i tatuaggi hanno dato risultati assai deludenti. Dermoabrasione, salabrasione, laser ad Argon e a CO2 hanno sempre lasciato cicatrici al posto del tatuaggio.
I laser Q-switched hanno permesso l’eliminazione della maggior parte dei tatuaggi, annullando praticamente il rischio di lasciare cicatrici.
Il laser Q-switch costituisce l'unico strumento vincente oggi in nostro possesso in grado di eliminare i tatuaggi senza lasciare esiti cicatriziali indesiderati. Nella rimozione di un tatuaggio tuttavia è essenziale tenere presenti diversi parametri in gioco costituiti dai colori, dalla profondità del pigmento e da quando è stato fatto. L'applicazione del laser produce un caratteristico sbiancamento; nell'arco di 6-8 gg si ha la totale guarigione senza esiti cicatriziali - La sparizione è per gradi e necessita dai 4 ai 5 trattamenti per i tatuaggi con tecnica amatoriale e dai 6 ai 12 per quelli professionali ,specialmente se multicolori.
I vantaggi fondamentali sono costituiti dalla assenza di anestesia,dai tempi brevi di guarigione e dalla mancanza di esiti cicatriziali.
Una netta evoluzione per la sua specificità di bersaglio è costituito dal laser q-switched, con cui vengono emessi impulsi inferiori a un millisecondo che colpiscono selettivamente il melanosoma, l'organulo cellulare contenente la melanina. I tatuaggi blu, neri, rossi, arancioni e viola vengono rimossi in tempi più brevi. Il giallo ed i verde, invece, risultano essere più lenti da rimuovere, ma sedute consecutive possono portare alla totale cancellazione e distruzione del pigmento.
Il laser Q-Switched MedLite rilascia un impulso luminoso ad alta intensità di energia in tempi estremamente brevi, al fine di non creare lesioni sulla cute, distruggendo una gran quantità di inchiostro presente nella cute stessa.
L’assorbimento di tale energia luminosa da parte del pigmento comporta la distruzione del tatuaggio e la formazione di microframmenti di pigmento colorato, che vengono eliminati dall’oganismo stesso.
CARATTERISTICHE TECNICHE
Sorgente laser Nd:Yag. Lunghezza d'onda 1064 nm (1,06 µm). Potenza max 45 W ± 10% Energia max per impulso 50 Jx.
INDICAZIONI E APPLICAZIONI
Con questo laser, utilizzando una lunghezza d'onda di 532 o 1064, si possono trattare quasi tutti i tatuaggi e gran parte delle lesioni pigmentate: le lentigo, le efelidi, le chiazze caffelatte, il nevo di Becker e anche i nevi acquisiti, a condizione di essere certi della benignità della lesione. Inoltre possono essere trattate le iperpigmentazioni post-infiammatorie e da farmaci. Il trattamento avviene in più sedute distanziate da sei settimane l'una dall'altra. La seduta non è generalmente dolorosa e può essere paragonata allo schiocco di un sottile elastico sulla cute. Almeno l' 80 % della lesione viene rimossa con un unico trattamento. Se la lesione copre una vasta area, si può eventualmente trattarlo in più sedute.
PREPARAZIONE PRE-TRATTAMENTO
Evitare assolutamente l'esposizione ai raggi solari e/o a lampade UVA nelle settimane precedenti ai trattamenti. Non assumere farmaci fotosensibilizzanti.
POST-TRATTAMENTO
Dopo il trattamento è necessario applicare una pomata antibiotica per alcuni giorni.
PRECAUZIONI E POSSIBILI COMPLICANZE
Una doccia potrà effettuarsi nei giorni seguenti evitando pero di sfregare la zona. E imperativo non sottoporsi ai raggi solari diretti e proteggere la pelle con dei filtri solari. In fase di riepitelizzazione è utile applicare una pomata che aiuta questo processo . Il principale problema è l'iperpigmentazione cutanea che può essere prevenuta se si adottano tutte le precauzioni precedentemente dette. Talvolta a fine trattamento può rimanere, in corrispondenza del tatuaggio rimosso, un'area di differente trama rispetto alla cute circostante. Generalmente ciò è dovuto al cosiddetto "insulto del tatuatore" dovuto al traumatismo dell'ago che inietta il pigmento
MACCHIE O IPERPIGMENTAZIONI
La presenza di una o più macchie scure sulla cute è un riscontro molto frequente.
Si presentano di natura e forma diversa: si tratta delle cosiddette “lesioni pigmentate”, meglio conosciute come lentiggini, macchie legate all’età o simili, macchie solari, macchie di “fegato” o voglie. La maggior parte di tali macchie non presenta alcuna pericolosità, ma la loro alta concentrazione può rappresentare un inestetismo di non lieve entità. Il colore scuro è legato alla notevole presenza di melanina in un’area ristretta della pelle. Spesso presenti dalla nascita, sono per lo più legate all’esposizione solare.
La tecnologia laser, ricorrendo ad apparecchi ad una o più lunghezze d’onda, è in grado di intervenire efficacemente in queste situazioni, permettendo la rimozione delle lesioni pigmentate.
L’assorbimento rapido dell’energia luminosa prodotta dal laser permette la distruzione dell’accumulo di melanina, con rimozione della lesione senza alterare la cute soprastante.
Il trattamento laser non è indicato per rimuovere le lesioni pigmentate maligne o sospette.
L‘impatto tra l’energia del laser e la cute è simile allo schiocco di un elastico sulla pelle. Dopo il trattamento si potrà osservare, nella zona trattata, un arrossamento che scomparirà in un paio di giorni. A volte può permanere un arrossamento per circa una settimana, ma la sua scomparsa non lascerà alcun segno.
Circa l’80% delle macchie può essere rimosso in un’unica seduta. Se la lesione è ampia, si potrà frazionare il trattamento, al fine di evitare fastidi.
In genere le lesioni pigmentate non ricompaiono. Una loro eventuale ricomparsa, dopo 10-12 mesi, non toglie la possibilità di un nuovo trattamento.
Al termine del trattamento bisognerà applicare, sulla zona trattata, una pomata antibiotica ed una leggera medicazione, che andrà cambiata e mantenuta per qualche giorno. E’ possibile fare la doccia già il giorno dopo il trattamento, a condizione di non strofinare la zona trattata. Essendo le macchie il più delle volte prodotte dall’esposizione solare, sarà opportuno applicare uno “schermo” solare appropriato.
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